UN OSPITE SPECIALE

Trondheim, 23 marzo 2017

Carlotta arrivera’ attorno al 24 Maggio. Cosi’ mi trovo a preparare tutto, dal letto agli accessori, alla biancheria per il bagno, alla dispensa.. come quando arriva un ospite a trovarci. Ma questa volta sara’ un ospite speciale.

In Norvegia le future mamme lavorano fino a tre settimane dalla data presunta del parto, se le loro condizioni fisiche lo permettono. Piu’ o meno come in Italia. Quello che cambia, radicalmente, e’ il dopo-parto. I genitori hanno a disposizione due settimane insieme dal giorno della nascita. Poi la mamma ha 10 settimane obbligatorie. Restano, se si sceglie di avere il 100% dello stipendio, 10 settimane dedicate al papa’ e 29 settimane da dividere tra papa’ e mamma. In pratica, tra maternita’ e paternita’ si riesce a coprire circa un anno, quando il bambino iniziera’ ad andare all’asilo.

Oltre all’enorme differenza di tempo dedicato ai neo-genitori, il fatto che il periodo di permesso sia equamente diviso tra papa’ e mamma e’ il risultato importante di una societa’ che coltiva la parita’ dei sessi in ogni suo aspetto. In Norvegia, nessuno vi chiedera’, ad un colloquio, se intendete avere figli: che siate uomini o donne, il ‘rischio’ per il datore di lavoro e’ praticamente lo stesso. E, va detto, avere figli qui non e’ visto come un rischio ma come un evento positivo: una persona con dei figli e’ ritenuta generalmente piu’ stabile nelle scelte e con maggiori garanzie di permanenza, nel caso di lavoratori stranieri. Certo, questo sta poi alle singole persone: conosco coppie che, con i bimbi piccoli, hanno girato il mondo..

Sta di fatto che, per una donna, avere un figlio in un paese dove la maternita’ non e’ vista come un problema per la carriera, e’ veramente una possibilita’ rara. Nel corso del primo anno di vita del bambino, i genitori si alternano a casa con il nuovo arrivato e, per sopperire ai limiti ‘naturali’ del corpo maschile, i papa’, nel periodo di paternita’, possono portare il bimbo al lavoro dalla mamma, per il momento dell’allattamento.

C’e’ poi da dire che la stessa organizzazione oraria della giornata lavorativa favorisce la condivisione famigliare: l’orario ufficiale e’ dalle 8 di mattina alle 15:30 di pomeriggio, orario continuato. Credo di non averlo mai seguito.. ma cio’ significa che, quando ne avremo la necessita’, potremo dedicare mezza giornata a crescere con la nostra bambina. E siamo consapevoli che questo e’ un vero lusso, che in nessun altro paese potremmo avere, se volessimo mantenere la carriera professionale.

Certo, la nostra Carlotta non avra’ le lunghe giornate in giardino dai nonni o gli zii come le abbiamo avute noi da piccoli, per il semplice fatto che la nostra famiglia e’ distribuita in giro per l’Europa.. ma contiamo sulla qualita’ del tempo che potra’ passare con i suoi cari e sul fatto che troveremo delle occasioni dedicate per stare con loro e quindi tutto sara’ un po’ piu’ speciale. Inoltre, solo l’opportunita’ di viaggiare in paesi diversi per andare a fare visita a nonni e zii sara’ un’occasione di arricchimento culturale e un modo per lei per iniziare a scoprire il mondo.

Guardo fuori. Nevica ancora. Sul mobile in sala, i bulbi di narcisi, che aspettano con me il mio ospite speciale. Ritiro le tutine stese ad asciugare e le preparo nel suo cassetto. Una volpe di pezza mi guarda dal lettino..

A presto

Arianna

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